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Rules: A Short History of What We Live By…
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Rules: A Short History of What We Live By (The Lawrence Stone Lectures, 13) (vuoden 2023 painos)

Tekijä: Lorraine Daston (Tekijä)

JäseniäKirja-arvostelujaSuosituimmuussijaKeskimääräinen arvioMaininnat
1042266,967 (3.83)1
"We are, all of us, everywhere, always, enmeshed in a web of rules and constraints. Rules fix the beginning and end of the working day and the school year, direct the ebb and flow of traffic on the roads, dictate who can be married to whom and how, place the fork to the right or the left of the plate, lay down the meter and rhyme scheme of a Petrarchan sonnet, and order the rites of birth and death. Cultures notoriously differ as to the content of their rules, but there is no culture without rules. In this book, historian of science Lorraine Daston adopts a long term perspective for studying rules from diverse sources, including monastic orders, cookbooks, and mathematical algorithms. She argues that in the Western tradition most rules can be characterized as one of the following: tools of measurement and calculation, models or paradigms, or laws. Moreover, they exist on spectra from specific to general, flexible to rigid and the specific-to-general, and universal-to-particular. In investigating how rules work, how they don't work, how they've changed across time, and why exceptions are necessary, Daston paints a vivid picture of Western civilization from the antiquity to the present"--… (lisätietoja)
Jäsen:CriticalAnimal
Teoksen nimi:Rules: A Short History of What We Live By (The Lawrence Stone Lectures, 13)
Kirjailijat:Lorraine Daston (Tekijä)
Info:Princeton University Press (2023), 384 pages
Kokoelmat:Oma kirjasto
Arvio (tähdet):
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Teostiedot

Rules: A Short History of What We Live By (tekijä: Lorraine Daston)

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Some very interesting stuff there, but a little too academic for me. A very broad subject area, so lots of intriguing bits, but maybe it could have been a bit more focused. ( )
  steve02476 | Jan 3, 2023 |
Chiamatele come volete, le regole esistono. Sono sempre esistite, a partire dalle Tavole della Legge, i nostri Dieci Comandamenti. Pubbliche o private, antiche o moderne, civili o religiose, ad oriente o in occidente, al nord come al sud, le "regole" servono per avere una guida, un riferimento, un orientamento, per muoversi nella "selva oscura" dell'esistenza umana. Alcuni sono bravi a navigare in questo mare esistenziale senza fare riferimento a regole. Ma sono destinati a non andare lontano e, sopratutto, a non durare. Per loro tutto sembra quadrare per il meglio: il successo, il danaro, la gloria. Ma è solo apparenza. E' gente sempre meno disposta a comunicare ad altri gli elementi positivi sui quali la vita dovrebbe basarsi. Che poi, tutto sommato, per gran parte degli esseri umani, è fatta di piccole cose quotidiane: lavoro, famiglia, salute.

Eppure non è facile, nella macina della vita di ogni giorno, trovare il modo migliore per comportarsi, agire, relazionarsi con se stessi e con gli altri. Tutti sappiamo le difficoltà che si nascondono dietro l’angolo, con noi stessi, con il proprio partner, con la famiglia, con gli amici e con la società nel suo insieme. In un ebook gratuito di Google l’autore Richard Templar , sulla scia del successo ottenuto con un suo precedente libro sulle “Regole del lavoro", ne elenca 100 che qui riporto ognuna di esse in maniera sintetica. Chi vuole può andare al link in inglese e approfondire l’argomento. Le regole sono divise in cinque categorie di riferimento: regole della vita, regole in comune, regole per la famiglia e amici, regole sociali, regole del mondo. Sono tante, è vero. Sono molte, specialmente per gli Italiani. Forse troppe, ma sempre belle perché non si osservano. La frase introduttiva l'ho mantenuta in inglese, così vi esercitate ...

Regole per te

1. Keep it under your hat. Tienitele per te queste regole, non le diffondere, non predicarle, non imporle a chicchessia. Comincia a seguirle solo tu in modo da cambiare la tua vita. Gli altri capiranno da soli che qualcosa è successo in te. Forse cominceranno ad imitarti e seguirti.

2. You’ll get older but not necessarily wiser. Non sempre è vero che invecchiando si diventa più saggi. Gli errori si fanno sia da vecchi che da giovani. Stiamo attenti dunque. Si diventa saggi non perchè non commettiamo errori bensì perchè impariamo a uscire dagli errori con dignità e senza rimetterci troppo.

3. Accept what is done is done. Accetta di fare le cose che si devono fare. Non sempre la gente si rende conto delle cose che sta facendo, ha fatto o dovrebbe fare. La scelta sta solo con noi. E’ inutile rimandare, titubare, procastinare.

4. Accept yourself. Impariamo ad accettarci. Non si tratta di migliorare mirando alla perfezione. Bisogna sapere accettarci così come siamo fatti e tirarne le conseguenze. I nostri limiti sono le nostre certezze. Le acclarate qualità i punti di forza.

5. Know what counts and what doesn’t. Saper distinguere tra ciò che conta e ciò che è inutile. Alcune cose in questa vita sono importanti, altre del tutto inutili. La scelta dipende da ognuno di noi ed è una scelta quanto mai soggettiva.

6. Dedicate your life to something. Dedicati a qualcosa di importante. Come giudicare che è importante basta usare questo metro: come la sto facendo questa cosa?; cosa sto facendo?; dove mi porterà? Disney decise di “fare felice la gente, facendola divertire”. Sembra che ci sia riuscito, non vi pare?

7. Be flexible in your thinking. Sii flessibile nel tuo approccio alla vita. Non vederla come un nemico ma come un antagonista con cui battersi. La vita, in fondo, non è altro che una serie di eventi da gestire nel modo migliore, lottando, esplorando, espandendosi, divertendosi, se possibile.

8.Take an interest in the outside world. Impara ad interessarti nel mondo esterno. E’ un modo per sviluppare te stesso piuttosto che a beneficio del mondo. Ogni evento ti aiuta a crescere. Mai dire di qualcosa “a che mi serve?” E’ ovvio che sta a te fare le scelte giuste.

9. Be on the side of the angels, not the beasts. Scegli di stare con gli angeli non con i diavoli. Ogni giorno facciamo delle scelte che ci portano a stare dall’una o dall’altra parte: coi diavoli o con gli angeli. Ogni azione decisa ci porta a delle reazioni. Siamo di continuo dibattuti tra ciò noi che vogliamo e ciò che serve agli altri.

10. Only dead fish swim with the stream. Solo i pesci morti navigano nella corrente. La vita è esattamente così: una serie di alti e bassi. Dobbiamo saper nuotare sia nella corrente che contro corrente. Bisogna decidere se essere un pesce morto o un salmone.

11. Be the last to raise your voice. Sii l’ultimo a urlare. Non è facile. E’ come “ride bene chi ride ultimo”. Passerai come uno che sa stare calmo quando tutti la stanno perdendo. Non potranno dirti che stai perdendo la testa. Saranno loro a perderla, urlando.

12. Be your own adviser. Sii buon consigliere di te stesso. Fidati della tua intuizione che è un lento processo del pensiero. Ascolta la tua voce interna, non ciò che ti passa per la testa, una cosa ben diversa che caratterizza la mente dei pazzi.

13. No fear, no surprise, no hesitation, no doubt. Nessuna paura, nessuna sorpresa, nessuna esitazione, nessun dubbio. E’ la regola di un samurai del XVII secolo. Fronteggia la paura, non avrai sorprese; tutto ciò che accade è destinato a cambiare; non esitare troppo a fare le tue scelte e non avrai dubbi sui risultati.

14. I wish I’d done that – and I will. Evitare i “se”. Il mondo è diviso tra coloro che guardano agli altri con invidia e quelli che guardano agli altri come stimolo da imitare. E’ inutile recriminare, rimpiangere. E’ sempre meglio operare.

15. Count to ten – or recite ‘Baa baa black sheep’. Impara a contare fino a dieci e oltre. Anzi, prima di dare una risposta o prendere una decisione, se puoi, dormici sopra e scoprirai che la soluzione c’è.

16. Change what you can change, let go of the rest. Impegnati a cambiare ciò che puoi, tralascia il resto. E’ fatica inutile affannarsi per cose sulle quali puoi fare ben poco. Darai un senso a ciò che fai e potrai godere dei tuoi successi.

17. Aim to be the very best at everything you do – not second best. Mira sempre a fare il meglio, non il possibile. Sarai solo tu a decidere tra il possibile e l’impossibile.

18. Don’t be afraid to dream. Non temere di sognare. I progetti devono essere realistici. I sogni, no. Possono essere irreali ed improbabili. Chi osa di sognare, saprà cogliere la possibilità.

19. Don’t dwell on the past. Non cullarti nel passato. Cerca di immaginare il passato come una stanza separata da quella in cui vivi oggi. Ci puoi andare quando vuoi ma non ci abiti più ormai.

20. Don’t live in the future. Non vivere nel futuro. L’idea è opposta a quella precedente e consiste nell’apprezzare quello che hai oggi senza smettere di sognare e fare progetti per il futuro. I sogni sono belli ma la realtà è meglio.

21. Get on with life – it’s whooshing past. La vita scorre veloce. Non puoi fare altro che darti un progetto e affiancarti ad essa. Potrai raggiungere il tuo obiettivo molto più facilmente piuttosto che vagare senza una meta.

22. Dress like today is important. Cura il tuo aspetto esteriore, a cominciare da come vesti. La gente reagirà in maniera diversa a seconda di come ti presenti. Ne guadagnerai in stima, rispetto, fiducia.

23. Have a belief system. Scegli qualcosa in cui credere. Sarà il modo in cui tu vedi il mondo, le cose in cui credi anche quando non ci sarai più. La realtà a cui ti riferirai quando la notte è scura e sei nei guai.

24. Have a little space for yourself each day. Trova un pò di spazio per te stesso ogni giorno. Cosa ci farai lì dentro? Nulla, assolutamente nulla. Dovrai sapre godere del piacere di sentirti vivo.

25. Have a plan. Scegli un piano. Se non ne hai uno, resterai con i tuoi sogni. Nulla di rigido, fisso, preciso. Dovrà adattarsi alle circostanze, sarà mutevole e flessibile, come la vita che ti scorre intorno.

26. Have a sense of humour. Abbi senso dell’humour. Non significa che tu debba ridere di te stesso o degli altri. Impara soltanto a trovare il lato comico della vita in modo da sciogliere l’ansia e il dubbio.

27. Choose how you make your bed. Noi siamo ciò che facciamo. Impara a farlo nel modo giusto, quello che solo tu conosci. Come fare tu stesso il tuo letto. Fa la cosa giusta e dormirai tranquillo.

28. Life can be a bit like advertising. La vita è come la pubblicità: non sai mai quando arriva il riscontro. L’importante non è smettere mai di essere presente in maniera significativa. Il feedback prima o poi arriverà.

29. Get used to stepping outside your comfort zone. Impara a venir fuori dal tuo io, dalla tua area di certezze. Soltanto così potrai verificare se le tue idee e la tua condotta pagano in termini di crescita e maturità.

30. Learn to ask questions. Impara a fare domande. Non solo agli altri ma sopratutto a te stesso. Non darti risposte compiacenti sarai solo complice di te stesso e dei tuoi errori.

31. Have dignity. Abbi dignità che significa saper avere rispetto di se stessi e stimarsi in silenzio. Saper stare fuori dal coro non per arroganza o vanità ma per scelta consapevole e mediatata.

32. It’s OK to feel big emotions. Va bene provare forti ed intense emozioni ma non devi fidarti troppo di esse. Meglio affrontarle per scioglierle prendendo giuste decisioni.

33. Keep the faith. Non si tratta solo di mantenere fede in termini di onestà, valori, onore, lealtà, orgoglio, fedeltà, fiducia, in una società in cui l’usa e getta sembra essere diventata prassi comune. Si tratta di presentare se stessi al mondo.

34. You’ll never understand everything. Non sarai mai in grado di capire tutto correrai il rischio di impazzire. Fai domande, sii curioso, poni dei dubbi, ma non andare troppo lontano. La gente non sempre fa senso. La vita non sempre ha un senso, almeno quello che vogliamo noi.

35. Know where true happiness comes from. Impara a conoscere da dove viene la vera felicità. Potrai fare mille scelte, potranno essere tutte sbagliate soltanto perchè quelle non erano fatte per te.

36. Know when to let go – when to walk away. Sappi quando devi smettere. Sarai tu così a prendere il controllo della situazione piuttosto che la situazione prende il controllo di te.

37. Look after yourself. Abbi cura di te stesso. Sei tu a conoscerti, nel bene e nel male. Soltanto tu potrai decidere per il tuo meglio. Gli altri potranno sempre confonderti le idee.

38. Maintain good manners in all things. Ogni situazione prevede un diverso tipo di comportamento. Non si tratta di altre “regole” ma della logica della quotidianità.

39. Prune your stuff frequently. Elimina il superfluo di tanto in tanto. Non solo in senso fisico ma anche mentale. Liberati da inutili fardelli che ti trattengono dall’andare avanti e progredire.

40. Remember to touch base. Ricordati da dove sei partito. Quel punto è sempre “casa”, dove appartieni, dove stai bene, dove ritrovi te stesso, dove senti di rinnovarti e ritrovarti.

41. Draw the lines around yourself. Tira una linea intorno a te in modo da non avere timore degli altri. Hai bisogno di auto rispetto. Solo così gli altri ti rispetteranno, terrai alla larga le persone aggressive e negative.

42. Shop for quality, not price. Scegli sempre la qualità, non il prezzo. Se non puoi permettertelo non comprarlo. Questa regola ha un valore pratico ma anche astratto.

43. It’s OK to worry, or to know how not to. Va bene preoccuparsi ma non più di tanto. Il futuro è incerto per tutti, non saremmo umani se non avessimo incertezze. Trovare almeno qualcuno con cui parlare fa bene.

44. Stay young. Restare giovani è una condizione della mente. Provare nuove tendenze, conoscere posti diversi, incontrare nuove persone è il segreto del gioco.

45. Throwing money at a problem doesn’t always work. Pensare di risolvere le cose con il solo impiego di danaro non porta alla vera soluzione ma spesso aggrava il problema.

46. Think for yourself. Pensare da soli sembra ovvio, ma non lo è. Significa avere completa fiducia e stima in se stessi per riflettere e poiprendere una decisione senza coinvolgere gli altri.

47. You are not in charge. Non sei tu che sei al comando delle cose. Per quanto ci sforziamo e ci illudiamo non siamo a decidere tutto di noi e della nostra vita. Le cose accadono anche fuori da noi.

48. Have something in your life that takes you out of yourself. Tutti abbiamo bisogno di qualcosa che ci porti via da noi stessi e ci faccia capire chi veramente siamo. Un cane, un bambino, una storia che ci facciano capire di quanto poco importante sia ciò di cui ci nutriamo.

49. Only the good feel guilty. Sentirsi in colpa aiuta. Solo i cattivi veri non si sentono mai in colpa. Se provi questo sentimento vuol dire che sei tra i b uoni e che c’è una speranza per te.

50. If you can’t say anything nice, don’t say anything at all. Prova a dire spesso qualcosa di buono per gli altri scoprirai di migliorare la qualità della tua vita. Se non puoi, meglio tacere.

Regole in comune con l’altro/a

51. Accept the differences, embrace what you have in common. Accetta le differenze, accogli ciò che hai in comune col tuo partner. Solo così nascerà qualcosa che unisce.

52. Allow your partner the space to be themselves. Lo spazio come indipendenza all’interno della coppia è il segreto della continutà di intenti e di relazione.

53. Be nice. La gentilezza paga sempre. Prima con chi viviamo la nostra quotidianità e poi con gli estranei al lavoro o altrove.

54. You want to do what? E’ strano vedere a volte come le relazioni più forti e durature sono quelle con più indipendenza. Questa condizione dona sicurezza, forza, coraggio e stima.

55. Be the first to say sorry. Si può sbagliare e chiedere scusa senza perdere la propria dignità. Ancora meglio se lo si fa per primi. Sarà una vittoria sul proprio orgoglio e un riconoscimento dell”altra persona.

56. Go that extra step in trying to please them. Se le scuse non bastano si può andare anche oltre di esse cercando di compiacere l’altro/a cercando l’avventura, la creatività, la dolcezza.

57. Always have someone – or something – that is pleased to see you. Tutti abbiamo bisogno di qualcuno cui fa piacere vederci e stare insieme. Ci fa sentire utili e importanti.

58. Know when to listen and when to act. Tutti sappiamo dare aiuto offrendo qualcosa di materiale. Saper dare un aiuto spirituale e pratico può essere più difficile e rischioso.

59. Have a passion for your life together. Condividere una passione significa condividere la vita nei suoi alti e bassi.

60. Make sure your love making is making love. Fare l’amore con il proprio partner indica una vicinanza che va compresa e rispettata. Dalla fusione/unione di corpi nascono nuove prospettive di vita.

61. Keep talking. Se non ci si parla cosa mai si potrebbe fare? Il silenzio segnala che qualcosa non funziona.

62. Respect privacy. Due corpi ed un’anima sì, ma nel rispetto della propria intimità.

63. Check you both have the same shared goals. Avere obiettivi comuni significa camminare sullo stesso sentiero.

64. Treat your partner better than your best friend. Il proprio partner è più di un amico, anche se il migliore. E’ l’altra parte del cielo.

65. Contentment is a high aim. Le aspirazioni sono giuste se gli scopi sono identici.

66. You don’t both have to have the same rules. Non è necessario seguire le stesse regole. E’ importante che esse portino alla stessa meta.

Regole per la famiglia e per gli amici

67. If you are going to be a friend, be a good friend. Se si vuole essere amici è bene essere buoni amici.

68. Never be too busy for loved ones. Essere sempre disponibili per chi si ama davvero.

69. Let your kids mess up for themselves – they don’t need any help from you. Lasciate che i figli imparino da soli.

70. Have a little respect and forgiveness for your parents. Rispetto e comprensione per i genitori.

71. Give your kids a break. Libertà vigilata per i figli …

72. Never lend money unless you are prepared to write it off. Non dare soldi in prestito se non sei preparato a perderli.

73. There are no bad children. Non ci sono figli cattivi …

74. Be up around people you love. Sii sempre vicino a chi vuoi bene.

75. Give your kids responsibilities. Dai responsabilità ai tuoi figli.

76. Your children need to fall out with you to leave home. I figli devono rompere i loro legami per poi saperli riallacciare.

77. Your kid will have friends you don’t like. Avranno amici che a te non piacciono.

78. Your role as a child. Il tuo ruolo di figlio.

79. Your role as a parent. Il tuo ruolo di genitore.

Regole sociali

80. We’re all closer than you think. Siamo tutti più vicini di quanto si pensi.

81. It doesn’t hurt to forgive. Non fa male perdonare.

82. It doesn’t hurt to be helpful. Non fa male dare una mano.

83. Take pride in what we do collectively. Cerchiamo di essere orgogliosi di ciò che facciamo insieme.

84. What’s in it for them? Cerca di capire cosa gli altri hanno in testa.

85. Hang out with positive people. Non ha senso accompagnarsi con persone che ti fanno sentire a disagio.

86. Be generous with your time and information. Cerca di trasmettere i tuoi talenti agli altri, altrimenti a che servono?

87. Get involved. Fatti coinvolgerti, tirati su le maniche e sporcati le mani. E’ l’esperienza che conta.

88. Keep the moral high ground. Cerca di elevarti anche a costo di rimetterci.

89. Have a plan for your career. Un progetto per il tuo futuro.

90. Learn to see your community as part of a bigger picture. Essere coinvolti significa condividere il successo.

91. Look at the long-term ramifications of what you do for a living. Pensare in prospettiva.

92. Be good at your job. Dai il meglio di te stesso nel lavoro.

Regole del mondo

93. Be aware of the damage you are doing. Renditi conto dei danni che fai.

94. Be for the glory, not the degradation. Scegli la gloria, non il degrado.

95. Be part of the solution, not the problem. Cerca di essere parte della soluzione non il problema.

96. Check what history would say about you. Pensa a ciò che la storia dirà di te.

97. Keep your eyes open at all times. Occhi aperti sempre.

98. Not everything can be green. Non si può essere sempre verdi.

99. Put something back. Dormirai megli la notte se dimentichi qualcosa.

100. Find a new Rule every day – or occasionally at least. Trova una nuova regola ogni giorno. Almeno prova.

Ma, se le cose stanno così, le regole servono oppure no? Tutta la storia è, sembrerebbe, la storia delle lotte regolative. Dopo aver esaminato duemila anni di civiltà occidentale e ricostruito battaglie tra regolatori maniacali e regolatori recalcitranti in campi che vanno dal monachesimo alla cucina fino all'astronomia e alle tattiche militari, l'autrice di questo libro Lorraine Daston è in grado di discernere alcune tendenze a lungo termine. All'inizio, rileva, le regole tendevano ad essere “spesse”, nel senso di essere piene di esempi, osservazioni ed eccezioni; ma con il passare del tempo sono diventati sempre più sottili e ora si stanno avvicinando all'ezio estremo dell'algoritmo assoluto. Allo stesso tempo regole un tempo flessibili sono diventate sempre più rigide, e la specificità delle regole del vecchio mondo è stata sostituita dall'universalità, o meglio – come ipotizza Daston – dalla sua pretesa o illusione. Dietro tutti questi cambiamenti se ne nota uno più ampio, in cui le regole hanno seguito un “arco storico approssimativo” che porta da un mondo antico di “elevata variabilità, instabilità e imprevedibilità” a uno moderno in cui tutti tendiamo ad assumere, senza molte giustificazioni, che "il futuro può essere estrapolato in modo affidabile dal passato, la standardizzazione garantisce l'uniformità e ci si può fidare delle medie.

In un mondo come il nostro, dove il conflitto sembra la regola, mi sento di dire che il destino degli umani è strettamente legato alla insostenibile leggerezza con la quale cerchiamo di darci delle regole ... ( )
  AntonioGallo | Sep 27, 2022 |
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Rules: there are so many of them, and all so very various. Rules for where to place that third fork in a formal table setting, rules for when to clap at concerts, rules for deciding who has the right of way at an intersection, rules for how to play games, rules for declaring taxable income, rules for how to greet friends—a firm handshake (Germany), alternating pecks on the cheek (France), a bow and clasped hands (India), or a hug (the U.S.). That last example not only highlights how different cultures make different rules; it reminds all of us of how such rules can crumble in a sudden emergency like a pandemic, only for new ones to be invented to fill the void: remember the elbow bump? And as the experience of the past two years has taught us, rules can sometimes seem like the guardrails that keep us safe and sometimes like an exasperating swarm of mosquitoes buzzing around our heads. When rules come fast and furious and change weekly—why and where and when to wear a mask? sanitize the groceries or not? Send the kids to school or keep them home?—the stable ground beneath our feet seems to quake. We can’t live without rules, but we complain endlessly about the ones we have.

The specifics of rules are notoriously diverse. In some cultures and epochs, it’s the rule for a host to offer guests whatever household item they may admire; in others for the guests to shower their hosts with gifts. Some cultures drive on the right, others on the left. But there is no known culture without rules, both implicit and explicit. Rules distill the essence of cultures, crystallizing shared values and approved ways of doing things. Almost all rules choreograph the conduct of people doing things together, from the rites of birth and death to what to wear to a wedding. When individuals make rules for themselves (“Read a poem every day.” “Don’t snack between meals.”), it is to import public order into disorderly private lives: the single self divides in two, the rule-maker and the rule-follower (and, all too often, the rule-breaker). If rules are a cultural universal, it’s because cultures need rules to define themselves, who we are (and aren’t—those people somewhere else who eat snails or don’t sort their garbage).

The history of rules is rich in lessons for which rules work and which don’t, and under what circumstances. Take the case of rules governing who can wear what where. Unless you attended a school with a dress code, you’re unlikely to have encountered official rules of this sort (unofficial rules are a different story: just try wearing a tuxedo to a barbecue). But many cultures all over the world have tried to regulate dress in mind-numbing detail, and some still do: one of the demands of reformers demonstrating recently in Sudan was to suspend the strict rules dictating what women could wear in public, which threatened women caught wearing trousers with a flogging. Whether in the name of modesty, avoiding excessive expenditure, protecting local goods against imports, or enforcing the social order, these sumptuary regulations (from the Latin sumptus, meaning “expense”) tended to pop up whenever a city became prosperous enough for its richer residents to splash out in the latest style. By the thirteenth century, the codes of wealthy trading centers like Genoa or Venice read the like the medieval version of Vogue, as municipal authorities scrambled to keep track of the latest fashion—beaked shoes, ermine trim, wide sleeves, puffy pantaloons, you name it—and ban it.

Of course, this was a hopeless game of whack-a-mole, as anyone with experience of high school dress codes knows. No sooner had lace cuffs or boots with buckles been prohibited, than ingenious tailors and cobblers dreamed up some new fad, even more outrageous. No amount of fines, threats, and even occasional prison sentences worked to curb the voracious appetite for the next new fashion frill. Worse, people became expert in gaming the system: “Slashed sleeves, officer? Why, no—it’s just the lining poking through.” Worst of all, the rules that were intended to halt the relentless pace of changing fashion actually ended up accelerating it, as designers and their customers sought to evade sanctions based on last year’s hot items by coming up with novelties not yet banned (“beaked shoes are so 1470”). Amazingly, this cat-and-mouse game went on for hundreds of years; not until the eighteenth century did officials in Paris and other European metropolises throw in the towel.

Or perhaps not so amazingly. Take another example of that behemoth of rules that everyone except accountants loathes: the tax code. As in the case of the sumptuary rules, the tax code is maniacally detailed and becomes even more so as it is repeatedly amended to plug loopholes opened up by clever accountants who exploit every ambiguity and possibility not yet expressly prohibited. And like the medieval dress codes, this mare’s nest of detail is so complicated that it becomes even more ambiguous and difficult to enforce in practice. Contrary to the intentions of the legislators who frame the tax code, specifying what is and (mostly) is not allowed only encourages those with a motive to game the system—basically everyone—to invent yet more elaborate ruses. The resulting arms race may actually drive tax evasion, just as the medieval sumptuary regulations may have driven fashion.

What morals can be drawn from this episode in history of rules? First, detail and specificity can never eliminate ambiguity and interpretation—quite the contrary. This is especially the case when there is motive and opportunity for evasion, as medieval municipalities discovered when they tried to regulate dress and modern governments learn when they try to perfect tax codes. Second, failure, even abysmal, acknowledged failure for centuries on end, is not in itself a sufficient reason for giving up on regulation. Do not expect governments to surrender to tax evaders anytime soon. Third and finally, just because of the obstacles to enforcement, implicit norms work far better than explicit regulations in achieving the desired results. Only newcomers need to be told about the unwritten dress code for most social occasions, and violations are both rare and deliberate (for example, Marlene Dietrich’s calculated appropriation of male evening dress for dramatic effect in the 1930 film Morocco). And rules hobbled by their own maniacal detail and rubbery revisability are unlikely to coalesce into norms—a lesson for the next pandemic.

Lorraine Daston is director emerita of the Max Planck Institute for the History of Science (MPIWG) in Berlin, visiting professor in the Committee on Social Thought at the University of Chicago, and a permanent fellow at the Berlin Institute for Advanced Study. Her most recent book is Against Nature.
lisäsi AntonioGallo | muokkaapress.princeton.edu
 

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