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Grammatica Hindi

– tekijä: Pinuccia Caracchi

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scheda di Comba, A., L'Indice 1994, n. 6

Al viaggiatore che si rechi nel subcontinente indiano e intenda contrattare vivacemente il prezzo di una mercanzia sarà senz'altro utile conoscere la lingua 'hindi', curiosa e musicale mescolanza di parole sanscrite, pracrite, persiane, arabe, turche, inglesi, portoghesi e francesi. Tanto per fare un esempio, "scuola" si dice 'skula' (e si pronuncia come l'inglese school), mentre un bicchiere è un 'gilasa' (pronuncia "ghilass", simile all'inglese glass) e la tazza si chiama 'kap'. Interessante il fatto che l''atman' ("Sé", o, più impropriamente, "anima"), neutro in sanscrito, sia divenuto femminile in 'hindi', mentre 'devata' ("divinità") sia passato da femminile a maschile. Orientarsi nel magma dello 'hindi' non è per niente facile: si tratta di una lingua in rapida trasformazione, che viene pronunciata in modo diverso a seconda delle regioni indiane in cui è usata. Tuttavia, poiché i programmi della televisione indiana sono prevalentemente in 'hindi', ciò contribuisce in grande misura alla diffusione di questa lingua a scapito dei linguaggi dravidici del sud. Il volume di Caracchi contiene la prima grammatica italiana di 'hindi': uno strumento concepito per coloro che non vogliano limitarsi a un primo approccio (già offerto dalle grammatiche progressive di McGregor, Snell e Weightman), ma desiderino affrontare una trattazione sistematica illustrata da numerosissimi esempi. È proprio l'ampio ventaglio di situazioni offerte in tali esempi ad attrarre l'attenzione del lettore: si ha come l'impressione che l'atmosfera di Benares, dove l'autrice è vissuta due anni, permei di se queste brevi frasi. Pian piano la lettura degli esempi fa acquistare familiarità con la lingua e con la sua forma grafica, i bei caratteri 'nagari' disegnati al computer da Roop Lal Sandhu. Ma ancor più fa conoscere un mondo di sottili distinzioni gerarchiche: gli epiteti di cortesia, per esempio, variano a seconda della posizione sociale e castale, della professione o dell'età. L'epiteto adatto a un sikh non conviene a un indù, pena un'imperdonabile gaffe. Si dà del "tu" solo ai bambini piccoli, oppure a Dio, nell'intimità della preghiera. La moglie usa una forma onorifica con il manto; questi però non la usa con la moglie. Nelle famiglie occidentalizzate tutto ciò va scomparendo: finalmente i due coniugi si chiameranno con lo stesso pronome.

I am new to this forum. I have started studying Hindi and have collected the following grammars:

1. A Primer of Modern Standard Hindi, Michael Shapiro
2. Hindi Teacher, Acharya Ratnakar
3. Essentials of Hindi Grammar, Murli Dhar Srivastava
4. Outline of Hindi Grammar, R. S. McGregor
5. Grammatischer Leitfaden des Hindi, Gatzlaff-Haelsig
6. Grammatica Hindi, P. Caracchi

Here are my opinions of them, and would like to know what others think and if there are any other (maybe better ones) out there.

1. Seemed very good, but I would have preferred the verb being introduced in order of importance and not all lumped together in a couple of chapters.
2. Grammar wise could use more modern concepts (such as presenting "noun voices" such as passive, accusative etc. instead of simply direct and oblique) but really full of examples and phrases.
3. seems to me to be outdated
4. Probably the best, but in some chapteers would have beenefitted with more examples
5. a good summary, but a bit terse
6. decent, also has examples

My biggest complaint with all Hindi grammars is the treatment of verbs and tenses. Agreed it is not an easy concept, but I find them a bit confused and generally no two books agree on terminology.

PINUCCIA CARACCHI è ricercatrice e docente di lingua e letterature hindi nella facoltà di lettere dell’Università di Torino. Ha pubblicato Grammatica hindi, Torino, 1992. Nata il 15 ottobre 1952 a Villanova Canavese (Torino) ha compiuto gli studi universitari all’Università di Torino e si è laureata il 16 dicembre 1974 con una tesi di Religioni e filosofia dell’India e dell’Estremo Oriente. Dall’ottobre 1976 al luglio 1978 ha proseguito gli studi indologici presso la Banaras Hindu University di Benares, usufruendo di una borsa di studio del Governo indiano, bandita dal Ministero degli Affari Esteri. Dal 1982 al 1985 ha tenuto l’insegnamento di Lingua hindî presso il CESMEO di Torino. Dal 16 dicembre 1985 è in servizio presso il Dipartimento di Orientalistica dell’Università di Torino, prima in qualità di ricercatrice confermata, poi di professore associato (dall’ottobre 2000). Fino al 1994 ha collaborato col Prof. Stefano Piano, nell’ambito del corso di Lingue e letterature arie moderne dell’India presso la Facoltà di Lettere, tenendo il corso di base di grammatica hindî per gli studenti del primo anno e il corso per gli studenti del terzo anno. Dall’anno accademico 1994-95 è subentrata al Prof. Piano nell’insegnamento della lingua hindî ed è oggi titolare dell’insegnamento di Lingua e letteratura hindî presso la Facoltà di Lingue e Letterature straniere. Oltre che di studi linguistici e letterari, si occupa in particolare di studi religiosi. Il suo principale ambito di ricerca è costituito dalla letteratura mistica dei sant e dei nâth medioevali. ( )
1 ääni MareMagnum | Jul 10, 2006 |
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